Rubrica della SIPSI a cura di Valentina Nesci

INTERVISTA CON MARINA BALDI

La Dr.ssa Marina Baldi è stata una dei primi allievi dei Corsi di Psico- Oncologia dell Università Cattolica e la prima ad aver conseguito anche il Master di II Livello in Psico-Oncologia nella Sede di Roma. La lunga consuetudine tra la Dr.ssa Baldi ed i fondatori della Scuola Internazionale di
Psicoterapia nel Setting Internazionale (S.I.P.S.I.) si è concretizzata in una collaborazione (regolata da un protocollo d intesa e da una convenzione tra il Consultorio di Genetica e l IIPRTHP, l associazione senza scopi di lucro che è l ente gestore della Scuola) grazie alla quale attualmente due ex allieve della SIPSI (la Dr.ssa Nadia Peta e la Dr.ssa Francesca Rubino) lavorano come consulenti psicoterapeute nel Consultorio ed un allievo del III anno ha iniziato ad usufruire gratuitamente di una stanza per seguire il suo primo caso in psicoterapia con la supervisione del Seminario Clinico della Scuola (condotto dal Prof. Nesci e dal Prof. Poliseno). Abbiamo colto l'occasione del diploma di Master conseguito dalla Dr.ssa Baldi per intervistarla sul suo percorso professionale e capire come questo si sia incrociato con la storia dell'Istituto e della Scuola.



Come mai una biologa genetista come Lei si è avvicinata ad una disciplina apparentemente così lontana come la Psico-Oncologia?

Il mio lavoro di biologa si svolge a contatto con il pubblico per cui mi sono sempre posta il problema di come comunicare nel modo più adeguato. Mi occupo principalmente di diagnosi prenatale e, durante il mio lavoro di consulente genetista, molto spesso, mi capita di dover comunicare alle coppie l'esito di una amniocentesi patologica, come ad esempio il caso di una Sindrome di Down o di qualche malformazione fetale.

Il processo comunicativo che si viene a creare tra consulente genetista e paziente è per molti aspetti simile a quello che si verifica in campo oncologico, in quantola comunicazione di una patologia prenatale viene vissuta dalla coppia come un gravissimo lutto che porta alla morte del concetto di riproduzione e di progettualità della famiglia. Le fasi di elaborazione sono molto simili a quelle che si verificano alla perdita di una persona cara con, in più, l'aggravante di sentirsi generatori di mostri con tutto ciò che ne consegue a livello psicologico. Anche in questo la situazione del malato di cancro (che vive al suo interno una mutazione maligna delle sue stesse cellule) richiama quella della malformazione 
genetica.

Oltre all'aspetto relativo ai pazienti, per me è stato necessario un supporto psicologico personale in quanto il carico emotivo di ognuna di queste consulenze non veniva elaborato a causa di una mancanza di strumenti opportuni: inizialmente, infatti, non avevo capito che per il consulente sono necessari strumenti psi al pari di un terapeuta per poter affrontare il rapporto con queste persone e con se stessi. Quando ho conosciuto il Prof. Nesci ed il Prof. Poliseno ed ho iniziato a frequentare come prima esperienza i corsi di perfezionamento in Psico-Oncologia, ho finalmente capito che la prima cosa fondamentale da imparare era la condivisione in un gruppo di lavoro di queste angosce difficilmente contenibili, angosce che il paziente trasferiva su di me, a livello inconscio. Poi, frequentando ogni anno, uno ad uno, tutti i corsi, ho sentit l'esigenza di approfondire la mia preparazione sull'argomento, in un ambiente estremamente competente, dove potevo trovare una risposta ed un sostegno per
tutte le situazioni che dovevo affrontare nella mia vita professionale.

E' stata un esperienza molto profonda e coinvolgente, che ha radicalmente cambiato il mio approccio professionale e che mi ha aiutato ad affrontare alcune difficoltà personali che si sono presentate proprio nell'anno del Master. La collaborazione scientifica e professionale con l'Istituto Ente Gestore della Scuola è però iniziata ancora prima, nel 2008.


In che cosa si è fino ad ora concretizzata questa collaborazione?
Tra i vari progetti di lavoro che stanno prendendo corpo mano a mano che si procede con la collaborazione tra la nostra Struttura e la Scuola di specializzazione, il primo ad essere attivato è stato quello di effettuare le consulenze genetiche sempre in presenza di una psicologa che fosse anche psicoterapeuta e psico-oncologa, alternativamente le dottoresse Nadia Peta e Francesca Rubino, che dopo aver assistito al consulto genetico, proseguono separatamente lo studio dell'albero genealogico dei pazienti, instaurando un rapporto più confidenziale che consente a chi lo desideri di esternare pensieri e sensazioni relative ai rapporti familiari. Siamo rimaste stupite dalla eccezionale accettazione della figura psi da parte dei pazienti, diversi dei quali hanno poi deciso di proseguire gli incontri con le Colleghe, iniziando una psicoterapia
personale. Altro progetto, anche questo già iniziato, è una convenzione tra il Centro Genoma e la Scuola Internazionale di Psicoterapia nel Setting Istituzionale (SIPSI) per il tirocinio degli allievi. Nell'ambito di questa e possibile seguire il primo paziente privato presso i locali della sede di Genoma, gratuitamente, come già ha potuto constatare il Dr. Lorenzo Vecchi del III anno della Scuola. 


Quali sono i vostri progetti futuri?

Per ora si stà parlando di un progetto futuro a cui teniamo molto: partendo dall esperienza della psicoterapia multimediale per l'elaborazione del lutto oncologico, in cui si costruisce un oggetto della memoria, con il Prof. Nesci e la Dott.ssa Simonetta Averna abbiamo pensato di creare un file multimediale della vita prenatale per le coppie che si sono sottoposte a fecondazione assistita. L'idea è quella di effettuare una sorta di psicoprofilassi della gravidanza a rischio, come sono tutte quelle assistite, costruendo un oggetto multimediale, fatto di immagini, commenti e musica, della vita prenatale, che consenta a chi ha avuto tante difficoltà procreative, di attendere l arrivo del nuovo bambino con serenità e consapevolezza.