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Omicidio Guerrina Piscaglia, parla la genetista: "una sentenza che farà giurisprudenza"



Sono ormai alcuni giorni che Padre Gratien (per tutti “Graziano”) Alabi, il sacerdote congolese accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, è rinchiuso nel carcere di Rebibbia. La sera del 20 febbraio, infatti, l’accusa nei suoi confronti si è trasformata in granitica certezza, dopo che la prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna di Appello a 25 anni di carcere.

Padre Graziano, dunque, ha ucciso Guerrina e ne ha soppresso il cadavere, che a oggi non è ancora stato ritrovato. Ricordiamo brevemente le tappe della vicenda: il 1 maggio 2014 Guerrina Piscaglia, una donna di cinquant’anni, sparisce da Ca’ Raffaello, piccola frazione in provincia di Arezzo, dove viveva con il marito Mirco Alessandrini e un figlio. È da poco passata l’ora di pranzo, è un giorno di festa, Guerrina esce di casa per recarsi in canonica proprio da padre Graziano, allora viceparroco, con il quale, da qualche tempo, ha una relazione clandestina. Vuole portargli un coniglio, o almeno così gli scrive. Deve percorrere pochi metri per giungere a destinazione, e invece sparisce nel nulla. Sarebbe proprio quella relazione clandestina, secondo i giudici, il movente della morte della donna: lei, infatti, avrebbe voluto rendere “pubblico” quell’amore, mentre il sacerdote proprio non ne voleva sapere. E così, per impedirle di parlare, l’avrebbe uccisa.

In un primo momento, però, la scomparsa di Guerrina Piscaglia viene considerata volontaria: dal suo cellulare, infatti, partono alcuni sms nei quali si parla di una fuga con un misterioso “amoroso marocchino”. Paradossalmente, però, saranno proprio questi sms, e in generale l’analisi delle celle telefoniche agganciate dal cellulare della donna, a incastrare il suo assassino. È emerso, infatti, che nei giorni successivi alla scomparsa il cellulare di Guerrina si è spostato insieme a padre Graziano. Di conseguenza, o padre Graziano era con lei, o era in possesso del suo cellulare. Esclusa la prima ipotesi, lo scenario è chiaro: il sacerdote ha avuto un ruolo da protagonista nella scomparsa di Guerrina ed è stato lui stesso a mandare quei messaggi, in un tentativo maldestro di depistare le indagini.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Marina Baldi, genetista forense e consulente di Mirko Alessandrini, di commentare l’esito processuale: “Si tratta certamente di un processo indiziario. Dal punto di vista criminalistico, le indagini sono state penalizzate dal fatto che non è stato trovato il corpo, per cui non è stato possibile stabilire le cause e le modalità della morte. Per quanto riguarda l’aspetto genetico, le uniche tracce degne di nota sono state quelle di liquido seminale nel divano della canonica, chiaramente attribuibili all’imputato. Questo processo – continua la genetista – è destinato a fare giurisprudenza, in quanto c’è stata una condanna in assenza di un corpo e con un imputato che si dichiara innocente”. Un caso che, sotto questo punto di vista, ricorda quello di Roberta Ragusa, la cui vicenda processuale non è ancora conclusa. Ma quindi si tratta di una condanna discutibile? “Assolutamente no – spiega la Baldi – gli indizi a carico di padre Graziano sono tutti chiari, gravi e diretti verso la suna colpevolezza. Uno dei più evidenti è, ad esempio, un messaggio sgrammaticato inviato dal cellulare di Guerrina a un prete nigeriano che viveva a Roma. Il testo del messaggio rivendica la scelta della donna di allontanarsi per amore, ma il destinatario non è una persona che lei conosce, il suo numero non è nemmeno nella rubrica di quel cellulare. Mentre, guarda caso, si trova nella rubrica di Padre Graziano, dal momento che è un suo conoscente.”

Difficile, quindi, ipotizzare una realtà diversa da quella emersa in tre gradi di giudizio. Tuttavia l’avvocato Riziero Angeletti, difensore di Padre Graziano, ha già annunciato che presenterà ricorso alla corte europea di giustizia. La vicenda, dunque, potrebbe avere ancora qualche strascico. Ci auguriamo che, nel frattempo, venga esaudito il desiderio espresso dal marito di Guerrina subito dopo il pronunciamento della sentenza di Cassazione, ossia che emergano i resti di questa povera donna, per poterle dare almeno una degna sepoltura. E poi, forse, nonostante gli anni trascorsi quei resti potrebbero ancora dirci molto su quel che è successo in quel giorno di festa a Ca’ Raffaello…

di Valentina Magrin