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Viterbo, violenza sessuale. Abusi sulla figlia minorenne della compagna, decisive le analisi del Dna



Avrebbe abusato della figlia minorenne della compagna in pieno lockdown. È stato nominato ieri il perito che si occuperà di analizzare alcuni reperti posti in sequestro ed esaminare il dna. Si tratta della dottoressa Marina Baldi, specialista in medicina genetica, dell’Università di Roma Tor Vergata, alla quale il collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco ha commissionato una perizia volta ad accertare la presenza di tracce biologiche su indumenti e tessuti requisiti nel corso delle indagini e ricondurle all’imputato, un quarantenne residente in un piccolo centro della provincia, il quale deve rispondere di violenza sessuale aggravata, è assistito dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta, e alla presunta vittima, rappresentata dall’avvocato Daniela Fieno.

Il quarantenne, che ha prestato il proprio consenso a sottoporsi al tampone salivare, è difeso dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Valerio Mazzatosta, i quali hanno nominato come consulente di parte il dottor Pier Luigi Farina. La difesa della madre e della piccola ha invece affidato l’incarico alla dottoressa Benedetta Baldari, medico-legale dell’Università La Sapienza di Roma. La vicenda risale all’aprile di due anni fa e gli abusi si sarebbero consumati tra le mura domestiche, nel bel mezzo della prima ondata pandemica. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, approfittando dell’assenza della compagna, il quarantenne avrebbe molestato la giovanissima in diverse occasioni. In particolare, dapprima l’avrebbe baciata sulle labbra e le avrebbe palpeggiato anche i glutei. Due giorni dopo, il quarantenne sarebbe tornato nuovamente alla carica, e avrebbe continuato a insidiare la ragazza. Nello specifico, nel corso del secondo e ultimo episodio drammatico, l’uomo avrebbe toccato i seni della ragazzina per poi spogliarla e inducendola ad avere un rapporto sessuale.

A denunciare quanto accaduto, la madre della piccola, la quale si sarebbe rivolta immediatamente alle forze dell’ordine, sporgendo una querela contro l’ex convivente. Dunque, secondo il quadro accusatorio formulato dagli investigatori e dalla pubblica accusa, il quarantenne avrebbe abusato delle condizioni di inferiorità psichica, vista la differenza d’età e il vincolo familiare, con l’aggravante per aver commesso tale reato ai danni della giovane, la quale due anni fa non aveva neanche 18 anni. Il dibattimento riprenderà l’8 novembre per l’audizione del perito. 

Fonte: CorrierediViterbo.it